Vyacheslav Volodin il presidente della camera bassa russa in parlamento, ha dichiarato la scorsa settimana che i marchi russi dovrebbero rilevare le sedi di McDonald’s.
“Hanno annunciato che stanno chiudendo. Bene, ok, chiudi. Ma domani in quei luoghi non dovremmo avere McDonald’s, ma Uncle Vanya’s”, ha detto. “I posti di lavoro devono essere preservati e i prezzi ridotti”.
I funzionari hanno anche affermato che la Russia può ignorare i brevetti di proprietà di entità di paesi che Mosca considera ostili, mentre la scorsa settimana il presidente russo Vladimir Putin ha approvato un piano per nazionalizzare le imprese di proprietà straniera che hanno lasciato il paese.
Ha affermato che la Russia deve “introdurre una gestione esterna” sulle società in partenza “e quindi trasferire queste imprese a coloro che vogliono lavorare”.
Le mosse aprono la strada allo Zio Vanja per riempire il vuoto di McDonald’s in Russia.
La robotica è una scienza interdisciplinare che si occupa della progettazione e dello sviluppo di robot.
Nata come branca dell’ingegneria meccatronica, è una disciplina in cui informatica e psicologia, linguistica e automazione, meccanica e biologia vanno a braccetto.
La robotica umanoide è un campo di ricerca della robotica, il cui obiettivo è realizzare robot dalle sembianze umane, dotati di intelligenza artificiale e in grado di agire autonomamente.
In questo settore la nazione guida è il Giappone, dove da circa 15 anni si lavora al robot umanoide più avanzato al mondo.
Questo robot si chiama Asimo ed è stato realizzato dalla Honda: sensori, servomotori e videocamere gli consentono di replicare i nostri movimenti e di rispondere ai comandi vocali.
E’ stato progettato per essere utilizzato prevalentemente in ambito domestico, ma ne esistono anche altri con finalità educative come o con compiti di ricerca e salvataggio.
In Italia invece si chiama R1 ed è progettato dall’Istituto Italiano della Tecnologia, che da anni sta perfezionando anche iCub, il robot bambino; un umanoide molto sofisticato a quanto dicono.
Proprio recentemente, il tg1 ha proposto un servizio in tal senso.
Microsoft brevetta il corpo umano – Quando i nostri corpi saranno diventati computer, quando la nostra pelle avrà sostituito fili elettrici, onde radio e raggi infrarossi, quando insomma distinguere uomo e macchina sarà un inutile sofisma, Bill Gates potrà davvero dirsi padrone di un pezzo delle nostre vite. La sua Microsoft ha infatti brevettato nientemeno che il corpo umano. Registrandolo come “apparato per trasmettere corrente elettrica e dati”, come se fosse semplicemente un nuovo tipo di microprocessore.
E ancora
Non è un colpo di teatro, l’ultima mossa dell’ex ragazzo di Redmond.
Piuttosto un colpo di genio.
Per capirlo basta consultare il brevetto numero 6.754.472 del Patent and Trademark Office americano, disponibile su Internet. Dove si spiega, con tanto di disegni e grafici, come funzionerà (in un futuro ancora non definito) l’uomo-computer. Avrà un microfono sul polso destro, indossato come un orologio. Su quello sinistro terrà un display. All’orecchio porterà un auricolare per la riproduzione dei suoni.
Nei primi tempi. Poi potrà digitare (o scrivere con una penna ottica) direttamente sulla pelle. Dalla cintura spunteranno il computer palmare e il cercapersone o il telefonino. Sulle scarpe ci sarà invece l’alimentatore che darà corrente a tutti gli altri dispositivi.
L’auricolare riprodurrà i suoni del cellulare ma anche del lettore di mp3. Il piccolo monitor visualizzerà le immagini per conto di ogni apparecchio. E così via. Ma soprattutto sarà la pelle, sfruttando le sue proprietà di conduttore, a collegare le macchine incorporate, letteralmente, nel network umano. Niente fili. Niente onde radio e raggi infrarossi, che sono facilmente disturbabili e altrettanto intercettabili dai pirati informatici.
L’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE è un ramo dell’informatica che permette la programmazione e la progettazione di sistemi, sia hardware che software, capaci di dotare le macchine di caratteristiche considerate tipicamente umane.
Può l’intelligenza Artificiale (IA) manipolare il comportamento umano?
Uno studio condotto, dai ricercatori del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) Data61, ha progettato e testato un metodo per trovare e sfruttare le vulnerabilità nel processo decisionale umano, utilizzando un sistema di intelligenza artificiale chiamato rete neurale ricorrente.
In questo studio, sono effettuati tre esperimenti:
Nel primo esperimento, i partecipanti dovevano cliccare sulle caselle rosse o blu per guadagnare valuta di gioco.
L’IA ha studiato i loro schemi di scelta e ha iniziato a guidarli verso decisioni specifiche, con una percentuale di successo di circa il 70%.
Nel secondo esperimento, ai partecipanti è stato chiesto di premere un pulsante alla vista di un simbolo specifico (una forma colorata).
L’ obiettivo, dell’IA, era organizzare la sequenza di simboli mostrati al partecipante in modo tale da indurlo a commettere errori, aumentando alla fine gli errori umani del 25%.
Nel terzo esperimento, il partecipante doveva fingere di essere un investitore dando denaro a un fiduciario (l’IA) che poi avrebbe restituito al partecipante stesso.
In questo particolare esperimento, all’intelligenza artificiale è stato assegnato uno dei due compiti: massimizzare la quantità di denaro che avrebbe guadagnato o massimizzare la quantità di denaro con cui sono finiti sia il giocatore umano che la macchina.
Attraverso questa ricerca, sebbene di portata limitata al momento, è stato dimostrato che è possibile manipolare non solo il comportamento umano ma anche il processo decisionale.
Com’è possibile evitare di mettere in vendita un prodotto che fa diretta concorrenza ad un altro prodotto della stessa azienda, facendo diminuire notevolmente le vendite di quest’ultimo?
Anche se, a volte, può risultare strano, è una domanda più che opportuna per il semplice fatto che i prodotti venduti in rete devono essere concorrenziali allo stesso prodotto venduto da altri, sempre in rete, e il prezzo è di per se più basso rispetto al commercio tradizionale per vari motivi che non vado a specificare in questo articolo.
Per iniziare bisogna analizzare il settore merceologico di nostro interesse e verificare in rete, in base ai nostri ipotetici concorrenti, il peso attuale del settore prescelto.
In base a quanto poi verificato, è bene tener presente che un minimo di rischio bisogna correrlo, in relazione del fatto con il tempo le abitudini dei consumatori cambiano.
Pensiamo solo che, fino a qualche anno fa, acquistare calzature e abbigliamento in rete era un tabù solo per il semplice motivo che non si potevano provare i prodotti prima di acquistarli.
Promozioni legate alla distribuzione tradizionale (“ogni 100€ di acquisti online, ottieni un buono da 10€ da utilizzare nei nostri negozi!”);
Possibilità di vedere e provare dal vivo i prodotti, con dimostrazioni ed eventi locali;
Assistenza e sostituzione dei prodotti;
Valutazione e ritiro usato;
Consulenza e customizzazione dei prodotti;
Possibilità di ritiro in negozio, con risparmio sulle spese di spedizione per il cliente
Programmi di affiliazione.
Negli ultimi tempi, catene dell’elettronica di consumo, come Unieuro, Mediaworld e via dicendo, sono riuscite a conciliare perfettamente la propria vendita al dettaglio offline e online.
Sono sempre più le richieste da analizzare, sia per chi vuole ampliare la propria attività offline e sia per chi vuole aprire una nuova attività online.
Visto dal di fuori, è facile avere un’immagine distorta di un mondo così complesso quale il web.
In molti ancora pensano che entrare nella vendita online basti creare un sito, noncuranti degli errori tecnici, ad esempio, o delle pagine mai visitate, del web marketing inesistente e via dicendo.
Scegliere fornitori e prodotti, oltre che collaboratori specializzati nel settore;
Pianificare una strategia di prezzi anche in base alle attività concorrenti;
Cercare una posizione che consenta di avere quanti più clienti possibile (con facilitazioni quali parcheggi, vetrine esposte su strade di grande passaggio, etc.);
Organizzare la logistica (magazzino, spedizioni, etc.);
Per avviare un’attività in franchising nella ristorazione(gelaterie, yogurterie, pizze al taglio, etc.) i costi medi variano tra i 25.000 e i 100.000 euro.
Nel settore dell’abbigliamento, invece, si parte da un investimento di start-up di almeno 35.000 euro.
I prezzi sono da intendersi escluso l’arredo, affitto locali, impianti e via dicendo.
Nell’e-commerce, che è un’attività commerciale, a tutti gli effetti, come quelle descritte sopra, gli investimenti richiesti vengono semplicemente traslati da un settore fisico ( es. l’espositore di una vetrina) a quello virtuale (es. layout grafico di una pagina prodotto, con tutte le funzionalità di ricerca, galleria immagini, recensioni utenti, etc.).
In un periodo particolarmente difficile come questo, dove ancora si fa fatica a tornare alla “normalità”, a girovagare in tranquillità per i negozi per poter fare i propri acquisti e di conseguenza le attività commerciali sono sempre più in difficoltà, è bene pensare ad una soluzione alternativa per rimediare, almeno in parte, alla forte crisi economica rimettendosi in gioco attraverso la vendita online dei propri prodotti.
Oggigiorno, più che mai, si sta utilizzando questa tecnologia proprio per far fronte e venire meno alle “costrizioni” dovute in seguito della situazione attuale che stiamo vivendo.
Esso è cresciuto enormemente in popolarità negli ultimi decenni e, in un certo senso, sta sostituendo il metodo tradizionale, consentendo di acquistare e vendere prodotti h24.
Per il miglior mix di marketing e il miglior tasso di conversione, anche un’impresa di e-commerce dovrebbe avere una presenza fisica, meglio conosciuto come negozio “click and mortar”.
L’e-commerce non è solo business to consumer (B2C), ma sono inclusi anche siti di aste online, internet banking, biglietti e prenotazioni online e Transazioni (B2B).
I motivi che inducono sempre più imprenditori ad avviare un’ e-commerce sono:
Global Reach – L’ecommerce, a differenza del negozio fisico, non ha limitazioni di portata. Questo significa che si può vendere a chiunque in qualsiasi parte del mondo.
Con il negozio fisico si puo vendere solo nel raggio del negozio stesso a meno che non si aprano vari sede in più parti, ma non si ricopre mai tutto l’intervallo di clientela che riserva il web.
Sempre aperto – Le attività fisiche di solito hanno orari limitati, ma un negozio di e-commerce online rimane “aperto” 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana, 365 giorni all’anno.
Questo consente, alle aziende di e-commerce, di risparmiare in inventario e costi operativi.
La gestione delle scorte diventa sempre più sofisticata.
Si possono gestire più canali con grande facilità.
Ad esempio, si può vendere e monitorare le azioni nel proprio e-commerce e su mercati come eBay, Amazon, Etsy o un negozio fisico.
Marketing mirato – I commercianti online possono raccogliere un’incredibile quantità di dati dei consumatori per garantire che siano indirizzati alle persone giuste per i loro prodotti.
Questo riduce il costo dell’acquisizione dei clienti e consente alle aziende online di e-commerce di rimanere estremamente agili.
Immagina di essere in grado di colpire solo maschi tra i 18-24 anni, che vivono nelle aree urbane.
Parliamo di marketing focalizzato, non ottenibile con il solo un negozio fisico.
Dominanza del mercato di nicchia – A causa dei minori costi operativi, la possibilità di indirizzare un ipotetico cliente ideale, oltre a raggiungere un pubblico globale che porta un sito di e-commerce, questo garantisce la redditività dell’ azienda.
Posizione Indipendenza – Il titolare dell’attività e-commerce non è legato a un unico luogo quando gestisce la propria attività, bensì può gestire l’attività da qualunque posto basta avere una connessione internet e un pc, smartphone o tablet che sia.
Esso include la fase di analisi, l’allineamento del contenuto agli obiettivi di business, ne influenza lo sviluppo, la produzione, la presentazione, la valutazione, la misurazione e l’archiviazione.
La Content Strategy spesso viene confusa con il Content Marketing che invece serve per impostare una strategia di comunicazione aziendale creando contenuti indirizzati ad un target di destinatari definiti e all’acquisizione di nuovi clienti “target”.
2) Sviluppo positivo della Customer Experience, dove per CX (abbreviazione di CustomerExperience) si intende l’esperienza complessiva del cliente durante tutto il percorso di relazione con l’azienda, dallo shopping al customer care per intenderci.
Un altro punto saliente, del Colosso Amazon, sono i parametri fisici che un prodotto deve rispettare.
Il colosso Amazon, in realtà, permette di vendere prodotti appartenenti a diverse categorie, pesi e dimensioni.
Il punto è che se, almeno, non si è pronti ad affrontare problemi di logistica o problemi legati a un prodotto di difficile gestione con tutte le conseguenze, meglio entrare in punta di piedi è iniziare a vendere prodotti leggeri (2kg max) e di piccole dimensioni (45*34*26 cm).
In questo caso, si dovrà solo fare particolarmente attenzione al corretto imballaggio per evitare danni durante la spedizione con resi e recensioni negative da parte del cliente.
Il mio consiglio è quello di vendere il prodotto smontato e di spendere di pìù per un imballaggio adeguato, se ne guadagna di immagine e a lungo andare in clientela.
Altro settore a rischio sul colosso è la vendita di prodotti alimentari.
In un periodo particolare e delicato come quello che stiamo vivendo, dove tutte le attività sono state chiuse (a parte quelle di prima necessità), diventa necessario avere un supporto web per non essere dimenticati dai propri clienti, per farsi forza, per incoraggiare ed essere incoraggiati.
Riescono a dare quella vicinanza tra cliente e venditore sempre utile in ogni momento, ma che in questo momento riesce a rendere tutti un po’ più forti e speranzosi.
Il mio consiglio è quello di non perdersi d’animo, di rimboccarsi le maniche e iniziare a creare la propria identità online ( per chi ancora gestisce solo un’attività offline) e di intensificarla per chi già è presente online.
intensificarla non significa solo vendere online (perché si sa che stiamo vivendo un periodo particolare) ma anche la sola presenza costante, per interagire in questo momento difficile, può essere utile per non andare nel dimenticatoio domani.
3) Creare delle Facebook Ads affini alla propria attività e al cliente a cui deve arrivare, magari incorporandolo in un messaggio positivo per quello che stiamo vivendo a causa del “coronavirus”.
Gli hashtag, hast (cancelletto) e tag (etichetta), sono utilizzati come strumenti per permettere agli utenti del web di trovare più facilmente un messaggio collegato ad un argomento e partecipare alla discussione ma anche per incoraggiare a partecipare alla discussione su un argomento come interessante.
La prima persona ad usare un #, in una conversazione, fu un avvocato di San Francisco, Chris Messina, nel 2007 postando una frase su twitter.
Qualche mese più tardi, però, il primo che ne fece uso fu Nate Ritter includendo #sandiegofire nei messaggi che parlavano degli incendi che stavano colpendo la conte di San Diego.
A livello internazionale diventò comune durante le proteste in Iran, riguardante le elezioni presidenziali del 2009.
#Web #Marketing ≠ #WebMarketing ( Equivalgono a tre # riconosciuti in modo diverso)
Nel primo esempio il social network riconosce solo #parola1 o #parola2 come hashtag, mentre nel secondo caso riconosce #parola1parola2.
Tuttavia, e sbagliando aggiungo, per fare moda si fa un uso spropositato del cancelletto, mettendo # ovunque, persino davanti agli articoli e congiuntivi.
Si possono creare hashtag composti da più parole (omettendo gli spazi e mettendo in maiuscolo la prima lettera di ogni parola per rendere l’hashtag più leggibile) ma è giusto ricordare che è meglio creare due o più hashtag diversi che crearne uno solo.
Questo perchè è difficile che si vada a cercare un hashtag composto da più parole, solitamente si cerca un # composto da una sola parola.
L’ hashtag dovrebbe essere messo alle parole chiave del nostro post e quindi agli argomenti chiave del nostro tweet e non ad ogni parola e ancor meno ad articoli e congiuntivi.
3) Non usare hashtag incoerenti con il tema trattato
Questo è il mio # personale, che riporta l’abbreviazione del mio sito web.
Se si pubblica un tweet o un post che riguardano un determinato sito web, si può inserire in ogni post il nome o l’abbreviazione del nome del sito web in questione.
E’ buona abitudine crearsi un hashtag personale, per farsi riconoscere e differenziarsi dalla massa.
Creando un post che parla di un evento oppure si vuol dire la propria opinione riguardo un evento, può essere interessante inserire l’hashtag dell’evento.
Di solito, negli eventi si sfruttano gli hashtag per raccogliere le opinioni dei visitatori o per raccogliere le domandeda porre durante una conferenza.
Può essere divertente inserire l’hashtag di un’ esclamazione o frase come #MaiUnaGioia per commentare una notizia, oppure per far capire la propria opinione in un post.
Oppure la si può inserire all’interno di un retweet per far capire ai nostri follower qual’è il nostro stato d’animo.